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IMPERMEABILIZZAZIONI: CONOSCERE I MATERIALI UTILIZZATI

Ogni qual volta si presenta sul muro una macchia o si scrosta l’intonaco sotto un balcone, o ci sono efflorescenze di muschi sul muro di un garage o strane escrescenze bianche filamentose o, nel peggiore dei casi, stalattiti si pensa che sia necessario un intervento di impermeabilizzazione.

Per imparare a riconoscere un professionista del settore, occorre analizzare numerosi fattori. Per prima cosa, è necessario avere una minima conoscenza dei materiali utilizzati.

I principali materiali d’impiego nel mondo dell’impermeabilizzazione sono:

  • guaina bituminosa: è stato inventato in Italia, è il più usato al mondo per impermeabilizzare perché ha un ottimo rapporto qualità prezzo. Compatibile con quasi tutti i materiali di sottofondo, si applica con facilità mediante il cannello a gas propano/butano (le vecchie bombole) e si reperisce facilmente sul mercato. Per capire se la guaina è di ottima qualità occorre che la scheda tecnica, rilasciata con il preventivo, riporti la dicitura monostrato. Non è un parametro assoluto ma questo tipo di guaina è sempre di qualità alta;
  • malte cementizie elastiche: sono malte che miscelano, al momento dell’uso, un componente in polvere ed uno liquido: di solito cemento e resina vinilica o acrilica. Nascono per impermeabilizzare le riparazioni eseguite sul calcestruzzo in verticale. Per la loro facilità di posa da parte dei muratori sono diventate famosissime. Peccato che per funzionare sui piani orizzontali abbiano la necessità che il piano sia fatto a regola d’arte e sia perfettamente asciutto anche al suo interno. Queste condizioni sono rarissime, pertanto ve ne sconsiglio l’uso su balconi e terrazze;
  • teli sintetici: I principali attori hanno sigle che non fanno capire nulla di chi sono: PVC, TPO, EPDM, HDPE etc. (questi sono i principali… ma ce ne sono tantissimi altri). Ognuno di questi materiali ha delle caratteristiche ben precise ed attualmente i più diffusi sono il TPO (detta POLIOLEFINA) e l’EPDM (Etilene Propilene Diene Monomero) e vengono usati per i tetti piani, per le terrazze molto grandi e per i laghetti ornamentali o di raccolta acqua. Difficile che possiate scegliere con coscienza un materiale piuttosto che un altro. Per questo motivo, è consigliabile rivolgersi ad un professionista;
  • resine: Le resine principalmente usate sono tre: epossidiche, poliuretaniche e acriliche. Per quanto riguarda le impermeabilizzazioni le resine epossidiche vengono usate come strato di adesione e le poliuretaniche e le acriliche come strati impermeabilizzanti. (perdonatemi se generalizzo molto ma la cosa sarebbe molto più complessa, vi basti sapere questo, per ora). Le caratteristiche le potete trovare ben descritte nelle schede tecniche. Ma occorre sapere alcune cose: innanzitutto le resine temono tantissimo l’acqua che può vaporizzare da sotto (massetti o vecchi pavimenti) in quanto aderiscono benissimo ai supporti, ma non reggono minimamente eventuali pressioni da sotto; inoltre questi materiali sono particolarmente elastici, ma per funzionare bene hanno necessità di essere posate in un minimo di spessore. Per capire, da una scheda tecnica, se la resina è di qualità o meno, è necessario rifarsi a un particolare: “residuo solido”. Si tratta della parte che rimane quando la resina si è asciugata. Maggiore è, meno resina si deve usare, ma più difficile è la posa. La necessità è quella di un garantito spessore certo. Basta fare questo semplice calcolo: quantità usata diviso metri quadrati il tutto moltiplicato per il residuo solido. Esempio: se una resina ha un residuo solido del 60% ed un peso specifico di 1300kg/mq (o 1,3g/cmq), più o meno vuol dire che ogni chilo di materiale che verrà applicato rimarrà circa 0,6mm di materiale posato. Quindi se in un terrazzo di 100 mq e verranno applicati 100kg di materiali si avrà 1, che moltiplicato per il residuo solido diventerà 0,6. Questo è quello che che rimarrà.

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